mercoledì 21 giugno 2017

Letti di recente




A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno.
Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di metteretutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica.

Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome e di Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso torna con la perfezione e l’originalità di uno stile che le ha portato l’ammirazione della stampa più autorevole. Un nuovo romanzo, stesse caratteristiche imperdibili: libri, indagini, amore e una protagonista che diventerà come un’amica un po’ strana che non riuscirete più ad abbandonare. 

E in effetti è proprio così, per quanto mi riguarda. mi piace Vani e mi diverto molto nel leggere le sue avventure, che sono raccontate nel modo che io preferisco: immediato, attuale, coinvolgente.



A ventisei anni, Delaney Wright ha già bruciato le tappe della sua carriera di giornalista. Sta per diventare una vera e propria star, perché è lei a occuparsi del processo più discusso del momento e sarà sempre lei a lanciare le ultime notizie sul caso al telegiornale più visto della giornata. Dovrebbe essere una ragazza felice, quindi, ma le soddisfazioni professionali non riescono a distoglierla da un pensiero fisso, quasi un'ossessione ormai. Delaney, infatti, desidera con tutte le sue forze scoprire la vera identità della madre biologica, che non ha mai conosciuto. Gli unici che sanno la verità, ma che hanno deciso di tenere il segreto, per il momento, sono Alvirah e Willy Meehan, i due maturi coniugi che si sono trasferiti a New York dopo aver vinto un'enorme somma di denaro alla lotteria. Al processo, intanto, l'imputata Betsy Grant, che è accusata di aver ucciso il ricchissimo marito malato di Alzheimer, rifiuta il patteggiamento, ben decisa invece a provare la propria innocenza. In ballo c'è una grossa eredità, e anche il suo figliastro Alan Grant non vede l'ora che tutto finisca: deve mantenere l'ex moglie e i figli, per non parlare della montagna di debiti che ha contratto con creditori tutt'altro che pacifici. Il corso della giustizia però prende una piega imprevista: le prove contro Betsy sembrano diventare schiaccianti, e Delaney rimane la sua unica salvezza, la sola persona che le crede. Mentre il tempo brucia. Una ragazza senza passato. Una verità da cercare a ogni costo. Anche se il tempo brucia. 

Leggibile, senz'altro, ma con nessuna suspence. Fin dall'inizio si saprà come andranno a finire le come e, per un giallo, non è il massimo. Le storie della Higgins Clark non sono male, ma denotano l'età della scrittrice. Dovrebbero essere raccontate in un modo più avvincente, più moderno, più immediato. Restano comunque un passatempo piacevole.




Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità? Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d'amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Attraverso una macchina linguistica prodigiosa e un ritmo incalzante e cinematografico, percorre in funambolico equilibrio il crinale che separa bene e male, colpa e giustizia, amore e violenza. E rivela, uno dopo l'altro, i segreti che ruotano attorno ai suoi personaggi, fino a far luce su quello che è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso.

All'inizio pensavo di avere sbagliato acquisto, credevo non mi sarebbe piaciuto questo libro. E invece è molto bello, anche se non è esattamente un libro di evasione. Non sono abituata ai noir, di solito prediligo i gialli o i thriller, per questo ho faticato. Ma sono contenta di averlo letto: è scritto molto bene e fa pensare! 

martedì 20 giugno 2017

I bigini

Questo articolo http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_30/bignami-segreti-bigini-che-hanno-salvato-generazioni-studenti-bd87ed8c-44f9-11e7-81bc-6e91411407c5.shtml condiviso stamattina su fb da Daniela Ladiè mi ha di colpo rituffato all'indietro di cinquant'anni e forse più, quando studiavo per la maturità.
Come erano utili! Non se ne poteva fare a meno...Io ho sempre studiato sui libri, ma per il ripasso nulla di più utile del Bignami, che sintetizzava i punti più importanti  delle lezioni.
Ecco come il nipote dell'inventore racconta la storia del bigino:

Bignami, i segreti dei bigini che hanno salvato generazioni di studenti

L’erede dell’editore: «Di colore marrone come i banchi. Così si nascondevano meglio. I più richiesti da sempre sono Filosofia, Letteratura italiana e Storia contemporanea»






«Sapete il motivo per cui i Bignami erano tutti di color marroncino? Perché si confondevano meglio con i banchi di scuola». Esordisce così Ignazio Bignami, classe 1952, erede dell’editore dei bigini sui quali praticamente chiunque ha studiato a scuola. «Mio zio Ernesto, inventore dei mini testi, plurilaureato tra Lettere e Filosofia, insegnò a Milano al liceo dei padri barnabiti poi al Parini e invece di usare i libri dettava appunti agli allievi, che imparavano meglio e di più. Proprio i suoi studenti gli chiesero di stampare dei ciclostili come riassunto delle lezioni. Era il 1931, nasceva la Casa Editrice Prof. Ernesto Bignami».






L’azienda, poi divenuta Edizioni Bignami, che ora ha sede a Sesto San Giovanni, ha già da tempo lasciato le rotative e delega la stampa all’esterno, ma ogni anno sforna ancora una grande quantità di bigini. «Che poi è un termine improprio — replica l’attuale editore dei tascabili —. Bigino significa libretto che riporta la traduzione dei classici greci e latini, mentre i nostri volumetti sono un riassunto di tutte le materie scolastiche». Gli scaffali sono popolati da una miriade di piccoli testi: dalla Letteratura italiana alla Storia, dalla Geografia alla Matematica, passando per l’Algebra, la Geometria, le Materie commerciali, l’Economia politica e la Ragioneria in un elenco di titoli infinito.





I più richiesti, continua Bignami, «sono da sempre Filosofia, Letteratura italiana e Storia contemporanea, poi ci sono i classici, due su tutti: I Promessi Sposi e La Divina Commedia. I nostri autori sono tutti docenti di livello, ma mio zio affermava che per fare un buon “bignamino” ci voleva un grande professore e un insegnante elementare. Solo così ci sarebbe stato il giusto equilibrio. Con i nostri tascabili abbiamo aiutato tutti gli studenti soprattutto quelli dell’ultima ora — continua l’editore — qualcuno sulle nostre pagine ha fatto solo un ripasso altri il corso completo di studi ma per tutti la sala di lettura prediletta era il bagno della scuola».





Nel magazzino, a Sesto, c’è una scala che conduce all’archivio storico: «È tutto impolverato — osserva Ignazio Bignami prelevando dai cassetti qualche prima edizione che parla di letteratura —. Un giorno forse penseremo anche ad una mostra». Qui di materiale adatto per gli occhi e i sensi dei collezionisti ce n’è tanto: «Non sono però in grado di certificare il numero dei titoli stampati — dichiara Bignami — ma credo di poter affermare che in 85 anni compiuti di attività, abbiamo pubblicato più di qualsiasi altro editore».
I ricordi si concentrano sul padre, Lorenzo Bignami, diretto successore nell’attività alla morte del fondatore (avvenuta nel 1958) e sorride ripensando ad Antonietta Bignami sorella di Ernesto: «Era una professoressa di Economia, una donna severa ma umana allo stesso tempo. È stata la vera anima dell’azienda di famiglia. È rimasta a lavorare con noi fino a 92 anni, fino all’ultimo dei suoi giorni. Abbiamo avuto anni di grande successo — prosegue l’editore dei bigini — ed anche qualche testimonianza importante. Mi piace citare Umberto Eco e Luciano De Crescenzo». 
Poi estrae un microscopico bigino: «Da noi ci sono cose impensabili». Lo apre e compare una schedina, piccola e lucida come una carta di credito, che contiene tutte le equazioni del mondo. «Le abbiamo prodotte in passato, con il nome di edizioni Esagono, un altro nostro marchio, ma ci costavano troppo, ora sono pezzi da collezione. Questa invece è una novità — esclama Bignami mostrando una copertina dal titolo di grande attualità: Benvenuti in Italia - Corso di lingua italiana per stranieri».
Ma non è la sola novità! In collaborazione con la Adidas è uscito anche un bigino sulle scarpe per il tempo libero:



«Bisogna adeguarsi ai tempi, il mercato richiede attenzione e flessibilità. Il prossimo passo? Ci stiamo attrezzando per sbarcare in Rete — risponde convinto —. I bigini elettronici certamente non mancheranno sui telefonini degli studenti anche se sono convinto che copiare da uno smartphone non avrà più lo stesso fascino».

lunedì 19 giugno 2017

Le immagini mozzafiato di Beth Moon

Tempo fa Dindi ha pubblicato su questo blog un post intitolato "Alberi antichi", dedicato alle spettacolari immagini scattate dalla fotografa americana Beth Moon, in giro per il mondo per ben 14 anni ,attraverso gli Stati Uniti, l'Europa, l'Asia, il medio Oriente e l'Africa, alla ricerca degli alberi più vecchi del pianeta.




Alcuni di questi esemplari pluricentenari si trovano in mezzo a lande desolate, o sui fianchi di montagne sperdute, in proprietà private o in riserve naturali; altri continuano la loro orgogliosa , e spesso precaria esistenza, in mezzo alla "civiltà". Tutti, comunque, hanno in comune una misteriosa bellezza, accentuata dall'età, e sono capaci di ispirarci, secondo Beth Moon, un senso della natura e del tempo particolarmente profondo, come dimostrano le immagini pubblicate da Dindi in quel post.





Con il suo nuovo lavoro "Diamon Nights", Beth Moon continua a fotografare gli alberi più antichi del mondo, ora non più alla luce del sole, bensì di notte e i soggetti sono in particolare baobab e alberi faretra in Sud Africa, Botswana e Namibia.


Questa serie di immagini traggono ispirazione in parte da due affascinanti studi scientifici che mettono in relazione la crescita degli alberi con la luce stellare e le radiazioni cosmiche.

Secondo le ricerche fatte presso l'Università di Edimburgo, le radiazioni cosmiche che ci pervengono dallo spazio influiscono sulla crescita degli alberi molto più delle variazioni climatiche e della pioggia .Inoltre, secondo uno studio condotto dal noto ricercatore Lawrence Edwards, le gemme degli alberi mutano forma e dimensione ritmicamente, in cicli regolari , durante l'inverno, direttamente connessi alla luna e ai pianeti.

























Per realizzare questo incredibile servizio fotografico, Beth Moon si faceva accompagnare di giorno da una guida, poi, individuata la zona prescelta, vi ritornava in una  notte  senza luna e scattava foto con un grandangolo e un'esposizione inferiore a trenta secondi per evitare di  riprendere il movimento delle stelle.

In alcune immagini la Via Lattea brilla come un nastro d'argento. che si distende da un punto all'altro dell'orizzonte. Ogni foto prende il nome della costellazione che compare sullo sfondo.
 

domenica 18 giugno 2017

Mercanti in villa


Che si fa, oggi, con questo caldo? Inutile andare troppo lontano da casa....c'è una manifestazione, a Chiari, che non abbiamo mai visitato, anche se si ripete ogni mese. Bene, andiamo lì, a villa Mazzotti e vediamo se c'è qualcosa di interessante.
Il mercatino, francamente, non è un granchè, ma la villa è veramente bella e il parco merita  una passeggiata.






La Villa Mazzotti Biancinelli sorge in un parco di circa 10 ettari. Fu commissionata dal conte Ludovico Mazzotti Biancinelli all’architetto Antonio Vandone di Torino, che la realizzo’ fra il 1911 ed il 1919 con la collaborazione dell’architetto Citterio.
Lo stesso Vandone curo’ la parte del giardino all’italiana e si avvalse del contributo di un architetto inglese per un tratto del parco. Un altro settore del giardino venne poi rifatto nel 1927 su progetto degli architetti specialisti dello studio Adam & C. di Parigi.
La villa e’ un edificio a pianta centrale organizzato attorno ad un grande atrio coperto da un lucernario in vetro decorato. Si sviluppa su due piani, il primo rialzato, con seminterrato.
E’ inoltre impreziosita dalle cancellate e dalle ringhiere in ferro battuto disegnate da Alessandro Mazzucotelli.























L’edificio si presenta attorniato da altre costruzioni, quali la casa del custode, con curiosa torretta neo medievale, la dependance con la scuderia, le stalle e le serre. L’architetto Vandone in questo suo progetto volle coniugare i canoni dell’avanguardia Liberty, alla cui corrente apparteneva, con altri solidamente neoclassici, che piu’ facilmente incontravano il gusto della committenza locale.
La famiglia Mazzotti di Chiari apparteneva alle antiche famiglie originarie di proprietari terrieri e si distinse nei secoli XVIII e XIX per essersi ulteriormente arricchita con l’industria del cotone e della manifattura, settore che a Chiari ebbe un notevolissimo sviluppo.
Nel 1880 Lodovico Mazzotti ottenne il doppio cognome, allora di moda nella borghesia emergente, con l’aggiunta ufficiale del cognome Biancinelli. Lodovico, nato a Chiari nel 1870, aveva sposato la contessa Lucrezia Faglia, per cui anch’egli nel 1923 assunse il titolo di conte.



Il figlio Francesco, noto aviatore, fu tra i fondatori della “Millemiglia” e mori’ disperso con il suo aereo durante la seconda guerra mondiale. 
La villa oggi appartiene al comune di Chiari che ne cura il restauro e che la utilizza per ospitare manifestazioni di vario genere.

sabato 17 giugno 2017

Summer rain

Come mai un titolo in inglese, direte? Non potevi metterlo in italiano? Certo che potevo, ma poichè ho rubato la maggior parte delle immagini da una pagina facebook che non ricordo più e poichè il titolo dell'album era quello, in onore della persona che ha raccolto le immagini, ho lasciato il titolo che lei ha dato al suo album. E' poco, ma meglio che niente! Grazie perchè col caldo che fa in questi giorni, guardare la pioggia è un po' rinfrescante.