mercoledì 19 luglio 2017

Mr. Corn Flakes

Quando nel 1963 mi capitò per la prima volta di trascorrere alcune settimane in Inghilterra per una vacanza-studio, sapevo che avrei dovuto affrontare molti cambiamenti rispetto alla mia vita di tutti i giorni. Infatti avrei dovuto prendere confidenza non solo con la lingua, impresa non da poco, ma anche con una nuova moneta, nuovi mezzi di trasporto, e ovviamente nuovo cibo.
Non so quanto siano cambiate le consuetudini alimentari negli ultimi cinquant'anni dall'altra parte della Manica, ma allora l'approccio con il cibo era tato piuttosto traumatico : a colazione al posto del tazzone di caffelatte c'erano uova al tegamino e pancetta affumicata, a pranzo altro che spaghetti al pomodoro...tramezzini con prosciutto (sigh!!), cetrioli e lattuga, e a cena un blocco di carne legnosa da rendere appetibile con salse piccantissime e magari con contorno di pompelmo.


Una cosa però avevo conosciuto ed imparato ad apprezzare in quell'estate lontana: i corn flakes, immersi nel latte freddo e spolverati abbondantemente  di zucchero, tanto che ancora oggi, soprattutto quando il caldo si fa sentire, a colazione metto da parte teiera e biscotti e mi godo una bella razione di corn flakes, quelli classici, nella scatola grande di cartone con impressa la figura del gallo. I Kellogg's of course...




Solo recentemente mi è venuta la curiosità di conoscere la storia di questo marchio, così "antico" e così conosciuto in tutto il mondo e devo dire che dietro all'arzillo galletto c'è una storia niente affatto banale, la storia di Mr.John Harvey Kellogg e dei suoi corn flakes.






La storia dei corn flakes inizia nel tardo XIX secolo quando un gruppo di Avventisti del settimo giorno iniziò a sviluppare un nuovo cibo che rispettasse le regole della loro severa dieta vegetariana. I membri di questo gruppo sperimentarono diversi cereali tra cui grano, riso, avena e, ovviamente, il mais, e alla fine trovarono ciò che faceva al caso.

Nel 1894 il dottor J.H.Kellogg, sovrintendente di un sanatorio di Battle Creek, nel Michigan, e avventista, inserì questa ricetta nella dieta vegetariana imposta ai suoi pazienti, che escludeva anche alcolici, tabacco e caffeina. Ma facciamo un passo indietro...
J.H.Kellogg era nato il 26 febbraio 1852 in una comunità rurale all'interno del Michigan. Era il secondogenito nato dal secondo matrimonio del padre con una domestica  della casa. Durante il suo primo anno d'età, i suoi genitori si unirono al movimento Avventista del Settimo Giorno e per questo, dopo aver venduto la fattoria, si trasferirono a Battle Creek, la roccaforte dell'Avventismo mondiale, dove aprirono una fabbrica di scope.

I genitori, a causa del loro credo religioso, ritenevano che fosse inutile far studiare i figli, vista la venuta imminente del Signore, ma il piccolo John Harvey dopo solo poche settimane di scuola a 9 anni diventa un lettore instancabile e un paio d'anni più tardi smette di lavorare per il padre nella fabbrica di scope  e si fa assumere prima come garzone, poi addetto alle pulizie, poi tipografo nella casa editrice della Chiesa Avventista.



Il leader del movimento, James Springer White, e la moglie Ellen  con il passare del tempo si rendono conto delle potenzialità di questo ragazzo, della sua energia, delle sue capacità organizzative, della sua mente acuta e curiosa, e decidono di avviarlo verso la scuola medica.

Dopo la laurea in medicina conseguita nel 1875, Kellogg completa la sua formazione in Europa, frequentando i corsi dei luminari dell'epoca e studiandone le varie teorie mediche.

Inoltre , avendo frequentato fin da studente la redazione della rivista avventista Wealth Reformer, Kellegg ne diviene con il tempo redattore capo , diffondendo con successo  le sue particolari teorie in campo medico.








Ma ritorniamo ora alla dieta vegetariana tanto cara al dr Kellogg e all'invenzione dei corn flakes. Beh, forse non ci crederete, ma di fatto nacquero in seguito a un errore!!

In qualità di sovrintendente del sanatorio di Battle Crick il dr. Kellogg imponeva ai pazienti una dieta composta solo da cibi insipidi, perché essendo un sostenitore dell'astinenza sessuale, riteneva che i cibi dolci o piccanti potessero aumentare le passioni.

Un giorno il dr. Kellog ed il fratello Will lasciarono alcuni semi di grano cotto a raffreddare, mentre si occupavano di altre faccende.
Quando ritornarono, videro che il grano era diventato raffermo, ma avendo un budget limitato  non potevano concedersi il lusso di buttarlo, perciò continuarono a lavorarlo appiattendolo con dei rulli, sperando di ottenere lunghe sfoglie d'impasto. Con loro sorpresa invece ottennero dei flakes , dei fiocchi, che tostarono e servirono ai loro pazienti. Era il maggio del 1894. Un mese dopo il prodotto veniva brevettato con il nome di Granose.



I fiocchi di grano serviti con il latte divennero presto un cibo popolare tra i pazienti, tanto che i  fratelli incominciarono a sperimentare la ricetta con altri cereali.

Nel 1906 Will Keith Kellogg decise di lanciare il prodotto sul mercato, fondando una propria azienda ,la Kellogg's, ma l'aggiunta di zucchero nei fiocchi per renderne il sapore più gradevole, causò una tremenda lite tra i fratelli, che continuò praticamente per tutta la vita.

Il successo dei prodotti Kellog's è noto a tutti e il marchio ancora oggi  è inconfondibile.




Un'ultima curiosità a proposito delle teorie del nostro dr. Kellogg. Nel 1879 sposò Ella Eaton, ma convinto che il sesso portasse malattie, soprattutto negli uomini, condusse con determinazione la sua vita come quella di un celibe. Infatti i due, benché sposati, non dormirono mai nella stessa camera da letto. Per questo non ebbero figli naturali, ma 42 bambini adottivi.

martedì 18 luglio 2017

Gioconda Belli




Gioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.
Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l'emancipazione della donna, il rapporto tra l'America precolombiana e il Sudamerica attuale, e un certo livello di misticismo. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile.








Quando giungerò alla vecchiaia
- se ci giungerò -
mi guarderò allo specchio
e conterò le rughe
delicata orografia
nella mia pelle distesa.
Quando potrò contare i segni
che han lasciato le lacrime
e le ansie -
e il mio corpo risponderà con lentezza ai miei desideri,
quando vedrò la mia vita
scorrere in vene azzurre, -
in profonde occhiaie,
e scioglierò i miei capelli bianchi
per andare a dormire presto
- come si deve -
quando verranno i nipotini
a sedersi sulle mie ginocchia
fiaccate dal passare di molti inverni,
so che il mio cuore manderà ancora
- ribelle – il suo ticchettio -
e i dubbi e i vasti orizzonti
saluteranno ancora
le mie mattine.









Sempre questa sensazione d’inquietudine
di attesa d’altro.
oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile.
La noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella la stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere uccello, mare , stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
ma devo ricordarmi che sono qui e che
continuerò
ad anelare, ad affermare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.





Non si sceglie il paese dove si nasce;
ma si ama il paese dove si è nati.

Non si sceglie il tempo per venire al mondo
ma bisogna lasciare un segno nel proprio tempo.

Nessuno può sfuggire alle proprie responsabilità.
Nessuno può tapparsi gli occhi, le orecchie,
tacere e tagliarsi le mani.

Tutti abbiamo un dovere d’amore da compiere,
una storia da realizzare
una meta da raggiungere.

Non scegliamo il momento per venire al mondo:
adesso possiamo fare il mondo
in cui nascerà e crescerà il seme che abbiamo portato con noi.






Oggi vorrei
che le tue dita
scrivessero
favole sui miei capelli
e
vorrei baci
sulla spalla
coccole
che mi dicessi
le più grandi verità
o
le più grandi menzogne
che mi dicessi per esempio
che sono la donna più bella del mondo
che mi ami tanto
cose così semplici
banali,
che seguissi il profilo del mio viso
che indugiassi a guardarmi negli occhi
come se la vita intera dipendesse
dal loro sorriso
che solleva tutti i gabbiani fra la spuma.
Così vorrei che percorressi il mio corpo
sentiero alberato e fragrante,
come tu fossi la prima pioggia dell’inverno
che si lascia cadere adagio
e poi va scrosciando.
Desidero cose
come
una grande onda di tenerezza
che mi travolga
un suono di conchiglia
un branco di pesci nella bocca
qualcosa così
fragile e nudo
come
un fiore in procinto di affidarsi
alla prima luce del mattino
o
semplicemente
un seme
un albero
un po’ d’erba
una carezza
che mi faccia dimenticare
lo scorrere del tempo
la guerra
il pericolo della morte.

lunedì 17 luglio 2017

Il traghetto di Leonardo

Domenica estiva, bel tempo, non troppo caldo. Terza del mese, il mercatino delle pulci è a Imbersago, in Brianza. Imbersago è un bellissimo paese, immerso nel verde delle colline, punteggiato da ville antiche nascoste in giardini immensi e da villette moderne ben tenute, piene di fiori e bagnata dal fiume Adda, che in questo punto scorre placido e verde. La gita è molto rilassante, non si può fare a meno di respirare un'aria che sembra più pulita che altrove e che è veramente rigenerante.
Per arrivarci dobbiamo attraversare l'Adda sul ponte San Michele.



Il ponte, opera dell’ingegnere svizzero Jules Röthlisberger, è lungo 266 metri e alto 85. Lo si attraversa su due livelli: sotto c’è la ferrovia, a binario unico. Sopra la strada, a senso unico alternato e affiancata da due marciapiedi. Il ponte ha 130 anni e, come struttura, è paragonabile alla tour Eiffel. Il suo impatto visivo non è da meno!




La gita in macchina è molto piacevole.












Dopo un giretto infruttuoso nel pur interessante mercatino, decidiamo di tornare in terra bergamasca passando da Villa d'Adda, altro paese verdeggiante, fiorito e piacevole da guardare passando. 







Dobbiamo, però, attraversare il fiume. Cosa c'è di meglio che il traghetto di Leonardo?
Questo traghetto è una fedele riproduzione di quello progettato da Leonardo da Vinci, che sfruttando la legge del parallelogramma, aveva pensato alla possibilità di costruire dei traghetti mossi non da energia umana o animale, ma dalla sola corrente del fiume in causa. L'imbarcazione con due scafi, che può trasportare fino a quattro automobili, è assicurata a un cavo teso tra le due sponde, ed è azionata da un solo uomo, il quale muove il timone così da sfruttare la forza della corrente del fiume.


Non si sa con precisione se il suo inventore sia davvero stato il grande Leonardo da Vinci. Sicuramente, il talentuoso fiorentino studiò il corso del fiume per diversi anni, nel periodo che trascorse a servizio del signore di Milano Ludovico il Moro; e, altrettanto sicuramente, disegnò un traghetto identico a quello attuale in occasione del suo soggiorno a Vaprio d’Adda presso il conte Girolamo Melzi, negli anni 1506 e 1507. Il progetto originale, datato 1513, è presente nel codice Windsor ed è scrupolosamente conservato nella Biblioteca reale dell’omonimo castello in Inghilterra.
Il primo modello dell’imbarcazione risale comunque a prima del Cinquecento. Negli anni successivi si aggiunsero, sempre sul corso dell’Adda, ben quattro traghetti identici.









 Il principio di funzionamento del traghetto è molto semplice: la corrente dell’acqua esercita pressione su un grande timone direzionale che, posto tra i due scafi, consente di ruotare l’imbarcazione a 45 gradi, per evitare che il traghetto segua la corrente fluviale. La spinta lungo il corso del fiume è inoltre contrastata mediante una fune d’acciaio tesa tra le due sponde. 



domenica 16 luglio 2017

I misteri di un passato remoto,anzi remotissimo.

Il mondo dell'archeologia e della scienza sono da qualche giorno in fermento a seguito di nuove e interessanti scoperte emerse ad Avebury, in Inghilterra, durante  accurate ricerche effettuate nel sito.




Ad Avebury, nella contea dello Wiltshire, proprio accanto all'omonimo villaggio, si trova uno dei monumenti neolitici d'Europa meglio conservati, databile intorno a 5000 anni fa.
 
E' più antico, ma meno famoso, del sito megalitico di Stonehenge che si trova a una trentina di kilometri a sud, anche se i due siti sono quasi contemporanei.
 




 
Un enorme fossato esterno, lungo più di un kilometro, racchiude un'area di 115.000 metri quadrati ed è databile, grazie al metodo del carbonio-14, tra il 3.400 e il 2.625 avanti Cristo.
All' interno del fossato si trova il più grande cerchio della preistoria fatto con pietre di altezza variabile.
 
 
 
Nei pressi del monumento centrale ci sono altri due cerchi di pietre più piccole e una sorta di strada maestra ,fiancheggiata da pietre in coppia , che porta dall'esterno verso il centro.




Tutto in questo sito sembra far riferimento al cerchio ed intorno a questa figura geometrica sono state formulate teorie e ipotesi sul significato, sull'origine e sulla funzione di un sito così misterioso, ma  ora che gli ultimi scavi hanno messo in evidenza un elemento imprevisto, un monumento di forma quadrata, molto dovrà essere rimesso in discussione.

Infatti i ricercatori dell'Università di Leicester e Southampton, mentre usavano la tecnologia radar per valutare i cambiamenti nella composizione del suolo, hanno trovato un gruppo di pietre , disposte in forma quadrata intorno ad una casa neolitica, che si presume preceda di cinquecento anni la costruzione stessa del sito.
 
Queste pietre neolitiche, che costituivano probabilmente il primo insediamento ad Avebury, furono successivamente nascoste, sepolte e in parte distrutte insieme ad altre. Perché? ecco un nuovo mistero da scoprire.
 
Insomma il poco che si ipotizzava intorno alle origini di questo luogo verrà nuovamente vivisezionato e continuerà ad essere un grande mistero del passato.
 
Del resto anche Stonehenge non è da meno in quanto a mistero.
 
 
Nessuno è andato oltre il limite di un'ipotesi per spiegare chi, come, con quali strumenti sia stato possibile erigere quelle pietre verticali e collocarvene sopra altre in senso orizzontale...
 
Io credo però che un passato, così remoto, abbia tutto il diritto di conservare i propri affascinanti e imperscrutabili misteri.

sabato 15 luglio 2017

Le isole del canale

Dove mi piacerebbe essere adesso? Dove spero di poter andare una volta o l'altra? Proprio qui, in queste isolette poco note, ma, credo, molto affascinanti.
Le isole  lasciano sempre il via libera alla mia immaginazione, queste, poi, che non si trovano in mari caldi e sotto un sole martellante, ma che danno l'idea di fresco, ventilato, seppur soleggiato, a me sembrano il paradiso. Spero di poterlo scoprire!

Le isole del Canale (Isole normanne, in inglese Channel Islands; in normanno: Îles d'la Manche; in francese: Îles Anglo-Normandes o Îles de la Manche, in bretone Inizi Angl-ha-Norman o Inizi Mor Breizh) sono un gruppo di isole nel Canale della Manica.




Queste isole erano originariamente parte delle terre francesi possedute dal Duca di Normandia. Nel 1066 il duca Giglielmo il Conquistatore invase e conquistò l'Inghilterra, divenendone il monarca. Nel corso degli anni, il resto delle terre francesi del monarca venne perso e ora rimangono solo le isole del Canale.
 Distano approssimativamente 150 km (circa 85 miglia nautiche) dalle coste dell'Inghilterra meridionale.Qui si trovano spiagge nascoste, vallate lussureggianti, tranquille strade di campagna, litorali mozzafiato e temperature più miti di qualsiasi altro territorio britannico: le Isole del Canale sono considerate il territorio più soleggiato delle Isole Britanniche.

Ti piace il relax? Segui il ritmo pacato della vita isolana: visita castelli e pittoreschi villaggi, passeggia tra cottage ricoperti di glicini, entra a curiosare nei negozi e nei mercati, poi concediti un buon pasto a base di aragoste, granchi, capesante e ostriche appena pescati. Ti piace stare in movimento? Qui potrai praticare innumerevoli attività outdoor: trekking, immersioni subacquee, escursioni in bicicletta, kayak, surf, windsurf, coasteering, vela e altro ancora. Nelle Isole del Canale ci sono anche mete per tutta la famiglia, come zoo, musei e parchi divertimento.


 
Le isole che formano le Isole del Canale sono:


 Le due isole maggiori sono Jersey e Guernsey. Politicamente esse non fanno parte del Regno Unito, ma sono delle cosiddette Crown Dependency (Dipendenze della Corona): sono cioè territori appartenenti alla Corona britannica ma amministrati indipendentemente da autorità locali, che emanano proprie leggi e indicono proprie elezioni. I governi delle isole di Jersey e Guernsey sono detti Bailiwick (Baliati): le altre isole dell'arcipelago fanno parte di uno di questi due Baliati. La moneta corrente è sempre la sterlina.

Il nome "Guernsey", come il simile "Jersey", deriva dall'antico norreno. Il suffisso, "-ey", è un suffisso norreno per "isola", mentre "Guern" assomiglia allo spagnolo Cuerno, al francese Coi(r)n, all'olandese Hoorn, al frisone Hoarn, Svedese Hörn e al Gallese Gorn, i quali significano angolo. Quindi "Guernsey" si potrebbe tradurre "L'isola dell'angolo".
 Le altre Isole del Canale permanentemente abitate sono Alderney, Herm, Jethou, Sark e Brecqhou, tutte appartenenti al Bailiwick of Guernsey: Sark a sua volta è un territorio con un proprio governo locale, mentre Brecqhou è un'isola privata che fa parte del territorio di Sark. Oltre a queste vi sono decine di altre isole disabitate.


Guernsey — La più vicina alla terraferma.

 A Guernsey, la seconda isola dell'arcipelago in ordine di grandezza, potrai esplorare la deliziosa St Peter Port con le sue stradine acciottolate e gli yacht multicolore ormeggiati in porto. Inoltre avrai a disposizione 5000 anni di storia da scoprire, dai castelli alle camere sepolcrali neolitiche.Victor Hugo passò molti anni in esilio su Guernsey e vi scrisse I miserabili. Guernsey è anche l'ambientazione di un altro romanzo di Hugo, I lavoratori del mare.

- Jersey — A nord-ovest di Guernsey, vanta un caratteristico borgo in pietra, Saint Peter Port.
Jersey è l'isola più grande dell'arcipelago. I mercati vittoriani e gli eleganti negozi di St Helier, la capitale, fanno da contrasto alle spiagge sabbiose, alle scogliere frastagliate e alle dolci campagne che adornano il suo terri
torio.



Sark — Piccola ma anche molto pittoresca,  è situata al largo della costa occidentale di Jersey.
A Sark le auto sono vietate e possono circolare solo i trattori agricoli (che trasportano pure i clienti degli alberghi). Se sei un appassionato osservatore di stelle e pianeti sappi che quest'isola è anche una comunità certificata Dark Sky: l'illuminazione pubblica è ridotta al minimo e c'è anche un'osservatorio astronomico.

- Brecqhou è un'isola privata, particolarmente nota per la bellezza della sua flora: infatti i proprietari hanno piantato sul territorio viti e migliaia di altre specie vegetali. Quest'isola è liberamente visitabile da chi soggiorna a Sark, generalmente tramite tour organizzati.

Herm — La più piccola del gruppo.

Alderney — Poco più che un isolotto (Aurigny in francese), è la più settentrionale del gruppo. Con rovine di fortilizi medievali ma anche più recenti eretti durante la breve occupazione tedesca nel corso della II guerra mondiale.